Chiesa di Santa Engracia

Il monastero di Santa Engracia venne quasi totalmente ricostruito nel XIX secolo, dopo che le truppe napoleoniche all’inizio del secolo lo avevano seriemente danneggiato durante la ritirata, dopo averne fatto un avamposto militare. Dell’antica struttura rinascimentale restano ben visibili solo alcune coperture, ma in sé custodisce ancora tesori ricchissimi.

La storia del monastero, infatti, si sovrappone a quella di un precedente tempio paleocristiano datato almeno al IV secolo d.C. che custodiva le reliquie di Santa Engracia e di altri martiri di Saragozza. Secondo le ricostruzioni degli storici in origine questo sito, intitolato alla “Santa Messa”, era con tutta probabilità un’importante sede episcopale e, fino al VII secolo, il principale battistero della città. Gli scavi hanno permesso di risalire ai pavimenti originali della cripta, orientata come di consuetudine a Est, e al battistero in pietra di forma esagonale. Della ex necropoli cristiano-romana sono pervenuti inoltre due sarcofagi di marmo, ancora conservati nella cripta, e la tomba di Santa Engracia, posta sotto l’altare.
I due sarcofagi risalgono entrambi alla prima metà del IV secolo e stilisticamente si avvicinano al modello romano con altorilievi e iscrizioni lungo le pareti.

Durante il medioevo, a partire dalla dominazione araba, il sito perse la sua importanza religiosa, anche se restava inserito in una zona nevralgica della vita cittadina. Fu solo a partire dal XVI secolo che l’antica necropoli riconquistò un rinnovato splendore. Giovanni II d’Aragona, infatti, volle costruire un magnifico complesso architettonico per onorare Santa Engracia alla quale si era votato durante il periodo della sua malattia. In segno di ringraziamento e devozione volle realizzare un monastero sui resti dell’antica chiesa della Santa Messa.

I lavori furono in gran parte eseguiti dal figlio di Giovanni, Ferdinando di Aragona, e completati infine dal re Carlo. La struttura, che conosciamo attraverso i disegni, le stampe e i documenti dell’epoca, era un magnifico esempio di transizione dallo stile mudejar a quello rinascimentale. La facciata fu realizzata da Gil Morlanes il Vecchio e completata dal figlio Gil Morlanes il Giovane tra il 1512 e il 1515. Fu successivamente restaurata da Carlos Palao.

All’interno sono ancora visibili una pala d’altare decorata e le sculture di alcuni santi e dei Padri della Chiesa.