Chiesa di Santiago
La storia della chiesa di Santiago è intimamente legata al culto mozarabico, un tipo di rito cattolico piuttosto diffuso nel regno visigoto di Toledo e praticato dal VI secolo. In particolare la liturgia mozarabica è nata al momento della conquista della penisola Iberica da parte degli arabi, ed è sorta all’interno di quei gruppi cristiani che continuavano a riunirsi per celebrare i propri riti. Al rito mozarabico è associato anche un tipico canto rituale altrettanto importante nella storia della musica religiosa quanto il canto latino e il canto ebraico.
La tradizione vuole che fu un membro della famiglia Maldonado ad aver finanziato il progetto, per rispettare il voto fatto nella battaglia con i Mori a Cordoba. La pianta della chiesa si struttura su tre navate che culminano in tra absidi semicircolari. Le cappelle ai lati delle navate si chiudono in volti a doppia botte sostenute da archi a sesto acuto la cui verticalità esalta i dipinti alle pareti.
All’esterno risalta la povertà dello stile romanico, la cui facciata è riconoscibile dal portone strombato, sormontato da tre finestre. Sulla struttura domina la cupola a forma di cubo con oculi su ogni faccia.
Alla fine del XIX secolo fu soppressa la parrocchia della Casa del Padre e la chiesa restò a lungo abbandonata, fino al restauro degli anni ’50 a opera di Anselmo Arenillas. Ancora oggi il tempio è aperto di rado e viene utilizzato soprattutto per continuare la tradizione dei riti mozarabici.