Chiesa di Santiago

La Chiesa di Santiago a Salamanca si trova sulle rive del fiume Tormes, nei pressi del Ponte Romano fuori dalle mura della città. Venne eretta nel XII secolo, probabilmente nell’anno 1179, ed era un emblematico esempio di stile romanico-mudejar, il cui aspetto originario è stato rinnovato in epoca recente dall’architetto Anselmo Arenillas, il quale riprodusse un mudejar eccessivamente stereotipato che non rispecchia l’idea originaria della chiesa.

La storia della chiesa di Santiago è intimamente legata al culto mozarabico, un tipo di rito cattolico piuttosto diffuso nel regno visigoto di Toledo e praticato dal VI secolo. In particolare la liturgia mozarabica è nata al momento della conquista della penisola Iberica da parte degli arabi, ed è sorta all’interno di quei gruppi cristiani che continuavano a riunirsi per celebrare i propri riti. Al rito mozarabico è associato anche un tipico canto rituale altrettanto importante nella storia della musica religiosa quanto il canto latino e il canto ebraico.

La tradizione vuole che fu un membro della famiglia Maldonado ad aver finanziato il progetto, per rispettare il voto fatto nella battaglia con i Mori a Cordoba. La pianta della chiesa si struttura su tre navate che culminano in tra absidi semicircolari. Le cappelle ai lati delle navate si chiudono in volti a doppia botte sostenute da archi a sesto acuto la cui verticalità esalta i dipinti alle pareti.
All’esterno risalta la povertà dello stile romanico, la cui facciata è riconoscibile dal portone strombato, sormontato da tre finestre. Sulla struttura domina la cupola a forma di cubo con oculi su ogni faccia.

Alla fine del XIX secolo fu soppressa la parrocchia della Casa del Padre e la chiesa restò a lungo abbandonata, fino al restauro degli anni ’50 a opera di Anselmo Arenillas. Ancora oggi il tempio è aperto di rado e viene utilizzato soprattutto per continuare la tradizione dei riti mozarabici.