Tradizioni

La corrida

La corrida

La corrida ha origini lontanissime che quasi si perdono nella storia.

Per chi la ammira, è l’esempio della sfida tra l’animale e l’uomo mentre per chi non è nato in spagna (ma anche per molti spagnoli) resta un inutile spettacolo di prevaricazione dell’uomo sul toro, una volgarità dove l’unica cosa ad essere rappresentata è la costante violenza gratuita del genere umano sugli animali.

I sostenitori della corrida dicono che se loro fossero tori, preferirebbero morire durante queste esibizioni piuttosto che in macello.
Qualunque sia il vostro pensiero, la corrida fa parte della Spagna ed è una delle tradizioni che più identifica questo paese nel mondo.

Le prime corride spagnole con l’utilizzo di tori risalgono all’800 d.C. ma quella che conosciamo oggi risale al 1500 ed veniva praticata solo dall’aristocrazia a cavallo.
Nel 1670 fu fondata la prima scuola a Siviglia per chi voleva diventare torero. Da sottolineare che per parte del periodo i Francisco Franco (il dittatore) fino al 1960, la corrida non veniva pubblicizzata per non dare un’idea violenta della Spagna all’estero. Successivamente la corrida riprese ad avere grande popolarità.

In tutta la Spagna ci sono circa 400 Plaza de Tores e in ognuna è presenta una cappella dove i toreri ricevono la benedizione prima dell’ingresso nell’arena; è tradizione che il prete segua tutta la corrida.
Le feste più note in cui si svolgono delle corride sono quella di Medina Celi, San Isidoro, a Madrid e San Firmino a Pamplona. Negli altri paesi, la corrida si svolge solo una volta all’anno durante la festa del patrono. Ogni anno vengono uccisi 30.000 tori (6 tori da 3 toreri ogni volta) e nell’arco del 1900 sono morti 40 toreri. I tori non vengono mai graziati.

Molti artisti spagnoli, e non solo, hanno spesso criticato la corrida e Almodovar nel suo film “Il Matador” denuncia la violenza che viene perpetuata su questi poveri animali e critica il cattolicesimo ma purtroppo c’è un enorme giro economico e politico intorno a questi eventi e molti inneggiano alla tradizione, al turismo e alla particolarità dello “sport” per continuare a mantenere in vita queste uccisioni.