Castillo de la Aljafería
La struttura araba conserva parte delle sue mura originali che si sviluppano su una pianta a quattro lati con torrette semicircolari, alla quale si aggiunge la celebre Torre del Trovador. Al centro della struttura si colloca il palazzo residenziale che per stile è accostabile ai palazzi musulmani costruiti nel deserto. Nel palazzo taifal si apre un patio rettangolare, delimitato da portici con stili diversi e con una fontana al centro. Dal portico a Nord si ha accesso a una piccola moschea a pianta ottagonale.
Nel 1118 gli aragonesi riconquistarono la città, e il palazzo de la Aljaferia divenne un vero e proprio castello residenza dei re aragonesi e della successiva dinastia dei Re Cattolici. In questo periodo furono molte le opere di ampliamento del complesso. Sono ben distinguibili gli esempi di arte mudejar del primo periodo medievale, con l’erezione della chiesa di San Martino, la Cappella di San Giorgio e l’alcova di Santa Elisabetta. Nell’epoca Moderna, per mano dei Re Cattolici, venne eretto un secondo piano su un’ala del palazzo islamico e aggiunta una scalinata d’accesso.
Gli ampliamenti voluti da Filippo II verso la fine del Cinquecento furono gli ultimi più importanti lavori di modifica al Castello de la Aljaferia. Con questi lavori si accentuò il carattere militare e difensivo del complesso rendendolo un vero e proprio forte. Probabilmente la decisione fu presa a seguito di una violenta sommossa popolare. Il Re affidò l’incarico dei lavori all’architetto italiano Spannocchi, che costruì quattro baluardi, un grande fossato di recinzione e alcuni alloggi per la guarnigione.