L'Eixample
Il quartiere fu progettato dall’ingegnere Ildefonso Cerdà, per “estendere” (da qui il nome) i confini della città.
A metà 800, infatti, la città di Barcellona affrontò l’ennesimo incremento demografico, dovuto verosimilmente al progressivo sviluppo delle attività produttive degli emergenti ceti borghesi.
Il progetto di Cerdà era molto ambizioso e conteneva soluzioni urbanistiche molto avanzate anche per i nostri tempi.
“L’estensione” avrebbe riguardato vari punti del circondario della città e prevedeva uno sviluppo moderno integrato ad ampie aree verdi come giardini e parchi.
Le abitazioni sarebbero state ampie, luminose e ben distanziate tra le vie larghe. Ogni quartiere avrebbe avuto i propri servizi: esercizi privati, chiese, spazi culturali e ricreativi…
Il piano urbanistico di Cerdà non venne tuttavia apprezzato, e l’ampliamento di Barcellona si limitò in quel momento (1850-’60) alla zona che oggi vede due larghe vie diagonali incrociarsi a Piazza de les Glorie Catalanes.
Nell’Eixample vennero a stabilirsi le famiglie più importanti dell’emergente ceto borghese.
Sono proprio queste famiglie a commissionare i propri lavori agli architetti più in vista in quel momento: Gaudì, Lluis Doménech i Montañer, Josep Puig i Cadafalch. Il tratto distintivo della loro architettura era l’uso di nuove tecniche costruttive consentite dalla lavorazione industriale di materiali quali ferro, vetro, cemento armato.
A questo aspetto tecnico si aggiunge l’effetto decorativo talvolta più sobrio, molto spesso sfarzoso, ottenuto con l’uso di materiali semplici come stucco, ferro e vetro, ma anche pietra grezza. Quasi sempre il risultato finale lascia a bocca aperta.
In questo quartiere sorgono le case Batlló, Milà e Amatller, e molti altri edifici che fanno dell’Eixample un museo a cielo aperto.